Scarpe antinfortunistiche: normative, consigli per l’uso e l’acquisto

Le scarpe antinfortunistiche possono essere indossate per scelta, magari per prudenza, in certi casi perché obbligatorie per legge (D.Lgs. 81/2008 art. 74). Si tratta del resto di una parte imprescindibile del corredo da lavoro di molte categorie professionali. Ma perché ad alcuni dipendenti viene imposto, addirittura dalla legge, di indossare questo genere di calzature? Beh, si tratta di una necessaria forma di tutela.

Le scarpe antinfortunistiche infatti possono proteggere il piede da urti accidentali o dalla caduta di grossi pesi. No, non ci riferiamo a quei semplici impatti che un po’ tutti abbiamo provato. Pensate magari ad un magazziniere che, malauguratamente, si ritrovasse sulla traiettoria di un grosso involucro che cade dall’alto. Se il pacco fosse particolarmente pesante l’impatto sui piedi potrebbe essere catastrofico! Ma non è tutto.

Le scarpe antinfortunistiche fanno anche al caso di chi si ritrova per lavoro a dover maneggiare sostanze corrosive, oggetti appuntiti e taglienti nonché materiali pericolosi in genere. Le stesse calzature poi possono decisamente tornare utili a chi invece deve camminare parecchio o trascorrere buona parte della sua giornata in piedi senza dare il minimo segno di cedimento.

E poi ci sono anche gli hobbysti. Chiunque si diletti nel ramo del giardinaggio (è proprio il caso di dirlo), della falegnameria, del bricolage e così via farebbe bene a possedere delle calzature appartenenti alla categoria. Sia chiaro: in questo caso non ci sono obblighi legali. La prudenza però non è mai troppa…

In ultimo sappiate che al giorno d’oggi le scarpe antinfortunistiche sono progettate per garantire sicurezza e confort, per proteggere i piedi e per evitare ripercussioni sulla schiena e, perché no, per essere sempre più piacevoli anche dal punto di vista dell’estetica. Sono diverse le categorie professionali a cui sono destinate e, in funzione delle varie mansioni da svolgere, esistono prodotti più o meno adatti alle esigenze di ognuno.

Scarpe antinfortunistiche: cosa dice la legge?

Dicevamo prima che alcuni professionisti sono obbligati dalla legge a ricorrere alle scarpe antinfortunistiche. Di chi si tratta? Quali sono le prescrizioni che vigono in materia? Scopriamolo subito. Iniziamo col dire che queste speciali calzature rientrano nel gruppo dei prodotti DPI, ossia dei Dispositivi di Protezione Individuale.

Qualora si lavorasse alle dipendenze di terzi e qualora si rientrasse nella categoria dei lavoratori “costretti” ad indossare scarpe antinfortunistiche, sarebbe il titolare dell’azienda a dover provvedere all’acquisto del prodotto. Lo stesso datore di lavoro sarebbe tra l’altro tenuto a controllare che i suoi dipendenti siano sempre equipaggiati a dovere.

Nel caso in cui un sottoposto dovesse ferirsi durante le ore di servizio e gli organi preposti alle verifiche di rito dovessero scoprire che il poveretto non aveva indosso il vestiario da lavoro, i suoi responsabili ne pagherebbero le conseguenze.

Certo, ciò accadrebbe qualora il datore di lavoro non fornisse ai suoi sottoposti un equipaggiamento adeguato alle circostanze. Se la ditta acquistasse per i dipendenti tutto ciò che serve a garantir loro protezione sul posto di lavoro e se questi ultimi si rifiutassero di indossare il loro abbigliamento tecnico, la situazione sarebbe diversa.

A pagare le conseguenze di quanto potrebbe accadere sarebbero i “ribelli”: essi potrebbero infatti incappare in procedimenti disciplinari o, addirittura, in un (meritato) licenziamento.

A queste normative esistono però delle deroghe. Il caso limite è, ad esempio, quello del dipendente che non indossa i suoi DPI a seguito di malformazioni congenite o per via di alcune patologie più o meno transitorie. Il lavoratore può in quel caso opporsi all’uso dei dispositivi di protezione individuale forniti dall’azienda. Ovviamente però i requisiti essenziali in termini di sicurezza dovranno comunque essere rispettati da entrambe le parti.

Che fare allora? Spieghiamoci con un esempio. Un’azienda edile potrebbe decidere di equipaggiare i suoi dipendenti con scarpe antinfortunistiche a suola dura. Uno di loro però soffre di un mal di schiena particolarmente insistente. Potrebbe optare perciò per una calzatura tecnica a suola flessibile, a patto di rispettare  comunque tutti gli altri standard di sicurezza imposti dalla professione.

Scarpe antinfortunistiche: uno sguardo ai livelli di sicurezza

Come ben saprete, esistono scarpe antinfortunistiche adatte a diverse categorie professionali. Del resto le esigenze di un elettricista non possono essere le stesse di un magazziniere o di un muratore. Si è pensato perciò di valutare gli ambienti di lavoro a rischio e di produrre per ciascun ambito delle scarpe che tutelino il dipendente (o l’hobbista) dai rischi del mestiere. Nasce così la normativa europea UNI EN ISO 20345, normativa a cui far riferimento per ricavare una classificazione dei livelli di sicurezza garantiti dalle scarpe antinfortunistiche.

Molti step prevedono che la calzatura assommi in sé le caratteristiche del modello che la precede su un’ipotetica scala di livelli prestazionali, caratteristiche di volta in volta unite a delle “doti proprie”. Vedrete insomma che le S1 sono delle SB a cui si è aggiunta qualche funzionalità in più, le S2 delle S1 potenziate e così via. Di cosa stiamo parlando? Ve lo spiegheremo meglio nei prossimi paragrafi.

Scarpe antinfortunistiche: la classificazione

Iniziamo allora dal gradino più basso: le SB. Si tratta di calzature basic caratterizzate dalla punta rinforzata e dalla suola antiscivolo. Questo modello di scarpa sopporta carichi pari a 20 chili di peso in caduta libera da un metro di altezza. In più deve essere capace di resistere all’azione di oli ed idrocarburi e di ammortizzare i carichi sul tallone. Una buona SB gode anche di suole antistatiche e non perforabili, resiste allo scivolamento e, pure se in maniera blanda, all’acqua.

Piccola parentesi: abbiamo parlato di resistenza allo scivolamento. Bene: sappiate che esistono in questo caso tre diversi sottolivelli a cui far riferimento. Nel dettaglio parliamo di SRA quando si lavora su suolo in ceramica da trattare con acqua e detersivo, di SRB se il suolo è realizzato in acciaio e viene trattato con glicerina e di SRC nel caso in cui si verifichino entrambe le situazioni sopra descritte. In generale le SB vengono indossate dai magazzinieri o dai tecnici di laboratorio.

Le S1 aggiungono alle caratteristiche precedentemente elencate anche l’antistaticità della suola. Inoltre all’interno della calzatura è presente una lamina metallica che protegge il piede dagli urti con oggetti appuntiti e perforanti. L’uso di questo tipo di scarpa viene suggerito ai lavoratori di macchine utensili o a chi esercita nel settore meccanico.

Passiamo adesso alla S2. La scarpa viene in questo caso migliorata dall’impermeabilità ottenuta grazie all’impiego di materiali idrorepellenti. Il prodotto garantisce perciò al lavoratore la possibilità di rimanere con i piedi immersi nell’acqua per circa un’ora. Durante questo lasso di tempo egli non dovrebbe accusare alcun tipo di problema o di fastidio. Tale categoria di scarpa ben si adatta a chi lavora nell’ambito dei trasporti e dello stoccaggio, nelle industrie alimentari ed in quelle farmaceutiche.

I modelli più resistenti

Le S3 invece sono semplicemente delle scarpe antiforo che estendono questa funzionalità anche al tallone e che inoltre possono assorbire al meglio le vibrazioni. Esse ben si adattano ad idraulici ed elettricisti, a chi lavora nelle officine, nell’ambito dell’edilizia e nel settore agrario.

Per ovvie ragioni all’interno ed all’esterno di queste calzature non possono essere utilizzate parti metalliche. Le S4 invece perdono le caratteristiche legate alla presenza di lamine antiforatura, ma sono del tutto impermeabili. Tale tipo di scarpa è pensato di solito per i lavoratori outdoor.

Le S5 infine sono le calzature antinfortunistiche più resistenti in assoluto. Esse sono rinforzate in tutte le loro parti, hanno suola antistatica, antiscivolo ed antiforo, inoltre garantiscono a chi le indossa la massima impermeabilità possibile. Le S5 vanno bene per i muratori ed i carpentieri, ma anche per i lavoratori outdoor e per chi rischia spesso di forare le scarpe.

Scarpe antinfortunistiche: tre casi particolari

Le scarpe antinfortunistiche appena elencate non sono le uniche che troverete in commercio. Esistono infatti anche dei “casi particolari” di cui vi parleremo nel corso di questo piccolo paragrafo. Iniziamo dalle calzature antistatiche. Esse sono ovviamente del tutto prive di parti metalliche e quindi non possono essere concepite in maniera da possedere lamine antiforo o punte in acciaio ed alluminio. In genere questo tipo di scarpe si contraddistingue per la massiccia presenza di plastica, di gomma e di generici materiali non conduttori.

Abbiamo poi le scarpe antinfortunistiche ESD. Questo tipo di calzature non soltanto possiede tutte le caratteristiche tipiche di un prodotto antistatico, ma permette di scaricare di continuo al suolo tutte le cariche elettriche assorbite dal corpo. Le ESD sono quindi conformi alle direttive della normativa EN ISO 20345:2011 e della normativa CEI EN 61340-5-1.

Chiaramente l’impiego di una ESD è prescritto nei casi in cui si lavori in costante contatto con elementi elettrici, ma anche se si ha a che fare con verniciature, liquidi e gas infiammabili. La resistenza elettrica di una buona scarpa ESD è compresa tra i 100 kOhm ed i 35 MOhm.

Tutte le calzature da lavoro, dalle SB alle S5 possono essere progettate in modo da diventare anche delle antistatiche o delle ESD. Tali scarpe rientrano nella categoria delle calzature dotate di specifiche opzionali. Fanno parte del gruppo anche i prodotti capaci di isolare il piede dalle temperature particolarmente basse (CI) o alte (HI) oppure ancora le scarpe totalmente impermeabili (WR).

Ma dobbiamo includere nel novero dei casi particolari anche un’altra categoria di articoli. Passiamo quindi alle calzature antinfortunistiche ortopediche. Si tratta di prodotti destinati a chi è vittima di particolari malformazioni o di patologie che possono rendere difficile l’utilizzo di normali calzature antinfortunio.

Le scarpe qui in esame devono sempre essere certificate dal TUV. Esse si caratterizzano poi per la presenza di solette anatomiche all’occorrenza rimovibili che abbracciano una parte del piede o l’intero arco plantare. Inoltre è possibile per chi ne ha necessità aggiungere al loro interno dei plantari, dei tutori, dei rialzi o degli inserti di altra natura.

Scarpe antinfortunistiche: come sono fatte?

Ma come sono fatte le scarpe antinfortunistiche? Perché un modello protegge la punta del piede ed un altro garantisce l’impermeabilità? Beh, molto dipende dal design e dalla struttura di ciascuna parte che compone la calzatura. Per essere sicuri di scegliere bene dovrete avere a tal proposito qualche piccola nozione di base. Nei prossimi paragrafi abbiamo raccolto perciò tutte le informazioni di cui vi sarà utile essere al corrente.

Il puntale delle  scarpe antinfortunistiche

Le punte delle scarpe antinfortunistiche sono, come abbiamo visto, rinforzate in modo da proteggere da urti accidentali oppure da impatti con oggetti pesanti tanto l’avampiede quanto le dita. Tale rinforzo è nella maggior parte dei casi realizzato in acciaio. Alcuni prodotti però si avvalgono invece di lamine in alluminio.

Perché? Beh, il livello di protezione garantito è il medesimo, ma ciò che cambia è la pesantezza della scarpa. L’acciaio infatti è sicuramente meno leggero rispetto all’altro metallo e quindi potenzialmente capace di rendere più comoda e confortevole la calzatura. C’è da dire anche che i puntali in alluminio permettono di isolare termicamente il piede più di quanto non faccia l’acciaio. Quest’alternativa consente insomma di acquistare un unico paio di scarpe utilizzabili tanto in estate quanto in inverno.

Una terza opzione è poi quella della plastica dura di alta qualità. Il livello di resistenza alle sollecitazioni garantito da questo materiale è in tutto e per tutto equiparabile a quello assicurato da acciaio ed alluminio. Si opta di solito per questa soluzione nel caso in cui sia necessario proteggersi da elementi elettrici o quando si lavora in ambienti in cui sono spesso presenti dei metal detector.

Le suole delle scarpe antinfortunistiche

La suola è una parte di vitale importanza nelle scarpe antinfortunistiche. Essa è di norma costruita in gomma. Tale gomma diventa antiscivolo in funzione del design del battistrada scelto dall’azienda produttrice. Ovvio è che tale design venga pensato per poter garantire il massimo grip possibile.

Immaginate quanto sarebbe grave trascurare un particolare del genere: prendete, a riprova di ciò, il caso di un muratore che lavori sui tetti o di un operaio che si trovi di continuo a dover camminare su pavimenti scivolosi ed a muoversi anche carico di pesi o con una certa velocità. Capite bene che in simili contesti l’aderenza al suolo è fondamentale.

Ma passiamo ad altro. Le suole possono comporsi di un pezzo unico che vada dalla punta al tallone. In alternativa possono essere costruite in modo da possedere dei tacchi a sé stanti. In quest’ultimo caso è necessario accertarsi che la parte abbia le stesse identiche caratteristiche vantate dal resto della suola. Se insomma quest’ultima non conducesse elettricità ed il tacchetto fosse in tal senso deficitario, non si otterrebbero grandi risultati…

Ma non abbiamo ancora finito. Una buona suola deve assorbire tutto il carico sopportato dagli arti inferiori e quindi distribuirlo omogeneamente sul piede. In questo modo il dipendente potrà evitare sforzi inutili, il sovraccarico della colonna vertebrale ed il conseguente rallentamento del passo a cui farà puntualmente da eco una crescente percezione di stanchezza.

Scegliendo la scarpa giusta invece difficilmente si accuseranno fastidi alle caviglie, alla colonna vertebrale oppure ancora alle piante dei piedi. Se poi si sa già a priori di dover camminare molto sarebbe bene optare per delle scarpe ben ammortizzate e dalla suola leggermente più flessibile rispetto allo standard. Diversamente si propenda per calzature rigide e ben stabili.

L’intersuola nelle scarpe antinfortunistiche

L’intersuola è una parte della scarpa collocata tra la suola e la tomaia. Essa è rivestita in questo caso con una lamina antiforo realizzata in ceramica, in acciaio, in alluminio, oppure ancora in fibra di kevlar. Cos’è il kevlar? Si tratta di un prodotto da laboratorio, di una materia sintetica.

Tale elemento garantisce una resistenza addirittura maggiore rispetto a quella assicurata dall’acciaio, inoltre è flessibile e capace di isolare termicamente il piede. Come se non bastasse il kevlare è anche un materiale ignifugo, lo stesso che per intenderci viene utilizzato per confezionare i giubbotti antiproiettile.

Da qui l’obbligo di avvalersi di intersuole in kevlar in ambienti di lavoro in cui si ha costantemente a che fare con oggetti infiammabili o sottoposti a fusione. A prescindere dal materiale utilizzato per la sua realizzazione, l’intersuola impedisce a vetri, parti aguzzi, chiodi et similia di raggiungere i piedi. Tali elementi infatti, nella peggiore delle ipotesi, si fermeranno al massimo all’interno della suola.

La tomaia nelle scarpe antinfortunistiche

La tomaia è, per intenderci, la parte più esterna della scarpa, quella che chiunque osserva quando si scelgono delle calzature tenendo conto soltanto di ragioni estetiche. Essa può essere realizzata partendo dalla lavorazione di svariati materiali. Tra questi citiamo la pelle, soprattutto nel caso di prodotti che non richiedano alcuna garanzia in termini di impermeabilità.

Diversamente si procede utilizzando gomme o generici materiali sintetici.  Tra questi ricordiamo la pelle di fiore e nabuk oppure ancora l’ecoleather. Nel primo caso siamo di fronte a materiali di alta qualità e particolarmente resistenti ai liquidi. Nel secondo invece abbiamo a che fare con un tessuto molto traspirante. Esso consente inoltre di lavare la scarpa con acqua calda senza che essa si deformi. L’ecoleather infine resiste agli acidi, non causa reazioni allergiche e non inquina. Mica male per un materiale sintetico!

Ma passiamo ad  altro. Il design della tomaia può rendere la scarpa più o meno rigida. Questa parte della calzatura, come avrete avuto modo di notare, ospita anche il sistema di chiusura. In molti casi le aziende produttrici utilizzano ancora le stringhe. Quando però le scarpe sono indirizzate a categorie professionali che potrebbero aver bisogno di liberarsi velocemente della calzatura, si prediligono le chiusure in velcro.

Un esempio? Immaginate una situazione in cui una morsa si stia lentamente chiudendo su di voi, anzi, abbia già iniziato a sfiorare la punta delle scarpe. Se queste non sono equipaggiate per resistere alla pressione della macchina, molto probabilmente vorrete liberarvene il prima possibile e scappare via. Un conto sarebbe preoccuparsi di sciogliere i lacci ed un conto limitarsi ad un semplice strappo…  Capito adesso? Sappiate infine che le tomaie, a seconda delle necessità, possono anche essere corredate da strisce catarifrangenti.

La conchiglia nelle scarpe antinfortunistiche

Si definisce conchiglia la parte posteriore della scarpa. La funzione di questa porzione della calzatura è quella di garantirvi stabilità e comodità. Essa è di solito parte integrante della tomaia, ma viene rinforzata esternamente ed imbottita internamente. Lo scopo è quello di mettervi al riparo da dolori e sfregamenti di sorta. Oltre che il tallone la conchiglia protegge,  grazie ad appositi rinforzi laterali, anche il malleolo.

Il collo nelle scarpe antinfortunistiche

Le calzature di cui ci occupiamo in questa sede possono avere un collo alto o basso. Ciò significa che lasceranno sporgere la caviglia o avvilupperanno la parte un po’ come uno stivaletto. Del resto esistono anche dei veri e propri stivali rientranti nella categoria delle scarpe antinfortunistiche.

Più la scarpa sarà alta e capace di sostenere saldamente la caviglia e maggiore sarà ovviamente la protezione che essa vi garantirà nelle situazioni critiche. Inoltre una caviglia alta può evitare che un movimento brusco si trasformi in slogature e piegamenti o, più genericamente, in fastidi a carico delle ossa o dei tendini. Insomma: perché rischiare?

Sappiate in ogni caso che se proprio non volete saperne di scarpe dalla caviglia alta o se il vostro lavoro non richiede questo tipo di calzatura, potrete operare anche tutt’altro tipo di scelta. Esistono infatti delle scarpe basse da lavoro aventi forma di sandalo o di zoccolo e rispondenti a tutte le caratteristiche di una normale calzatura antinfortunistica.

I sandaletti però non possono essere utilizzati se l’ambiente di lavoro è di solito particolarmente sporco, pieno di corpi rigidi che in caso di urto possano danneggiare notevolmente l’operaio di turno o nell’ambito dell’edilizia in generale. Gli zoccoli invece sono delle scarpe aperte in prossimità del tallone ma comunque tenute ben salde al piede da una cinghietta. Esse vengono utilizzate nel settore sanitario e gastronomico.

Le cuciture e le giuntura

Compongono infine una calzatura anche le cuciture e le giunture. Si tende un po’ a sottovalutare l’importanza di questi elementi, ma vi assicuriamo che invece è fondamentale sottoporre al vaglio la fattura della scarpa anche da questo punto di vista.

Tanto le cuciture quanto le giunture devono infatti essere solide e resistenti, capaci insomma di tenere insieme tutte le altre parti sin qui descritte. Esse inoltre sono pensate per impedire che all’interno della scarpa faccia breccia qualsiasi tipo di materiale esterno. Cuciture e giunture, ovviamente, non dovranno mai creare fastidi ai piedi.

Scarpe antinfortunistiche: scegliere le migliori

Scegliere delle scarpe antinfortunistiche può essere complicato. Non soltanto sarà necessario tener conto di tutti gli elementi sin qui presi in considerazione (classificazione, normative, materiali che compongono le parti e via discorrendo), ma bisognerà tener conto anche di altri fattori. Quali? Vediamolo insieme.

La traspirabilità

Quando si indossano delle scarpe è sempre buona norma accertarsi che le calzature lascino al piede la possibilità di respirare. Le scarpe antinfortunistiche non fanno eccezione, anzi. Questo tipo di indumento va indossato per parecchie ore consecutive ed è quindi fondamentale che garantisca il giusto confort.

Il confort passa nel caso delle scarpe dalla traspirabilità. I piedi sudati infatti danno di per sé fastidio ed inoltre contribuiscono a rendere maggiormente percettibile un po’ in tutto il corpo un’eventuale sensazione di calore nata in prossimità degli arti inferiori .

Non è escluso poi che una scarpa non traspirante non finisca per far gonfiare i piedi, per facilitare la formazione di piccole vesciche oppure ancora la proliferazione di funghi e batteri. A lungo andare un prodotto non traspirante diventerà quindi difficile da indossare e persino pericoloso dato che potrebbe compromettere la generale stabilità del soggetto.

Per evitare problemi in tal senso è possibile scegliere tra scarpe antinfortunistiche invernali o estive. Tenete conto comunque del fatto che un prodotto impermeabile non potrà mai essere del tutto traspirante. In questo caso il lavoro sporco, per così dire, spetterà perciò alla suola che assorbirà il sudore prodotto evitando che all’interno della scarpa si formi dell’umidità.

L’aspettativa di vita

L’aspettativa di vita di un buon paio di scarpe antinfortunistiche si aggira sui 4/8 mesi. Molto dipende ovviamente dal tipo di lavoro che si svolge. Un conto è essere impiegati in pianta stabile in una fucina ed un conto è indossare queste calzature per semplici lavori hobbistici.

Come? Pensate che si tratti in ogni caso di un lasso di tempo troppo breve? Avreste ragione se quelle in esame fossero delle normali scarpe da tennis o delle calzature da passeggio. Ricordate che però il prodotto di cui stiamo parlando viene di norma sottoposto ad un carico di sollecitazioni decisamente superiore…

La facilità di manutenzione

Strettamente connesso al punto precedente è quello che tratteremo in questo paragrafo. Se vi prenderete cura delle vostre scarpe antinfortunistiche la loro aspettativa di vita sarà infatti decisamente lunga e magari persino superiore rispetto agli standard. Del resto si tratta anche di una buona abitudine utile a tutelare la vostra stessa sicurezza.

Chiaramente al primo danno o al primo segno di usura non ci sarà “ma” che tenga: le scarpe dovranno comunque essere sostituite. Stesso discorso vale nel caso in cui dovesse cadervi un carico sul piede: anche se esternamente non vedrete niente che possa mettervi in allarme probabilmente la lamina protettiva interna si è danneggiata.

Ciò significa che al prossimo incidente potreste finire dritti in ospedale. A prescindere da tutto questo, eliminate sempre dalle suole ogni possibile detrito e di tanto in tanto lavate anche le solette interne. Accertatevi poi di tenere sempre le calzature ben pulite ed asciutte e comprate quindi soltanto dei prodotti di facile manutenzione.

La misura

Non pensate di poter scegliere la misura delle vostre scarpe antinfortunistiche come fareste se doveste acquistare delle calzature normali. Innanzitutto sappiate che le aziende produttrici di solito non vanno oltre certe dimensioni ritenute standard. In secondo luogo tenete conto del fatto che i piedi, ad un certo punto della giornata, saranno soggetti a gonfiore. Ciò contribuirà a rendere le calzature più o meno aderenti con tutte le conseguenze che vi abbiamo illustrato poco sopra.

Vi suggeriamo perciò di acquistare le vostre scarpe antinfortunistiche di pomeriggio, momento della giornata in cui solitamente i piedi raggiungono il massimo del gonfiore. Indossate per l’occasione dei calzini molto spessi, come quelli che dovrete utilizzare sul lavoro.

In ogni caso non scegliete mai delle scarpe larghe: potrebbero diventare scomode nell’arco della giornata o produrre fastidiose vesciche. Proprio per questo motivo, tra l’altro, esistono ormai in commercio prodotti da uomo e prodotti da donna. Il piede, nei due sessi, ha infatti una conformazione anatomica differente. Orientarsi su un articolo unisex sarebbe quindi non proprio consigliabile.

Un trucchetto: per individuare il numero giusto provate a misurare il piede dal tallone alla punta del dito più lungo. Il valore numerico che ne ricaverete sarà in tutto e per tutto corrispondente alla misura da scegliere secondo delle tabelle che non faticherete a trovare online. Un esempio? Un piede lungo 29 centimetri dovrà indossare un numero 46, a 25 centimetri corrisponde un 4o ed a 21,5 centimetri un 34.

Consigli generali

Abbiamo visto quanti e quali sono i criteri guida da utilizzare nella scelta delle proprie scarpe antinfortunistiche. Adesso però vogliamo darvi dei consigli generali sul modo di individuare il prodotto che meglio si addica alle vostre necessità. Tenete presente infatti che quelli sin qui elencati sono dei criteri standard: adesso dovrete un po’ personalizzare la scelta.

Innanzitutto sappiate che una scarpa troppo pesante non risponderebbe a pieno alle esigenze di chi deve trascorrere molte ore in piedi, soprattutto in presenza di problemi ossei ed articolari. Le suole flessibili invece, per quanto flessibili possano essere nel caso delle scarpe antinfortunistiche, saranno sempre adatte a chi compie continui piegamenti o si contorce in posizioni non proprio naturali oppure ancora cammina molto.

Relativamente al colore sappiate che potrete fare un po’ a modo vostro. Tuttavia però chi lavora nei cantieri edili di norma predilige tonalità vicine al beige. In questo modo la sporcizia e la polvere prodotte dal cemento o da simili sostanze, saranno sicuramente meno visibili. Per lo stesso principio chi invece lavora in contesti in cui abbia a che fare con polvere normale, combustione, pece, petrolio e simili si orienterà su colori più scuri.

Ancora qualche dritta

Passiamo adesso ad altri ambiti. Quando pulirete le scarpe evitate sempre di utilizzare prodotti aggressivi. Avvaletevi invece di panni umidi o intrisi con acqua calda e limitatevi a passare le pezze sulla tomaia con estrema delicatezza. In caso di macchie ostinate agite invece armandovi di spazzole a setole morbide. Evitate poi che la scarpa resti in prossimità di fonti di calore, magari per asciugarsi dopo un breve lavaggio. Verificate infine se il prodotto possa o meno essere trattato in lavatrice.

Per evitare la formazione di cattivi odori invece avvaletevi di solette traspiranti pensate per assorbire il sudore ed impedire la formazione di colonie batteriche. Premuratevi però di sostituire il tutto mensilmente. Se nonostante ciò doveste avere ancora problemi in questo senso, utilizzate del bicarbonato di sodio: mettetene un cucchiaio all’interno della scarpa e lasciate che il prodotto agisca per una notte intera.

In alternativa utilizzate, esattamente nella stessa maniera, del borotalco. Potreste infine lasciare le scarpe all’aria aperta (purché non entrino in contatto con acqua e/o umidità) e porre al loro interno delle foglioline di salvia.

Acquistare e smaltire delle scarpe antinfortunistiche

Acquistare delle scarpe antinfortunistiche non è immediato come si potrebbe pensare: ve ne sarete accorti. La difficoltà in questo caso sta anche nella reperibilità della merce. Non è detto infatti che possiate trovare le vostre scarpe da lavoro nelle normali pelletterie né tanto meno nei grandi centri commerciali.

Per essere sicuri di non perdere tempo in giro per la città a cercare il prodotto che faccia al caso vostro recatevi perciò in un negozio specializzato nella vendita di divise ed abiti da lavoro: troverete sicuramente un vasto assortimento di prodotti tra cui scegliere. Stesso discorso vale per gli e-commerce.

State attenti però: sebbene anche qui non ci sia che l’imbarazzo della scelta, comprare online significa non poter provare l’articolo in carrello e sappiamo quanto questo elemento possa essere importante. Scegliete l’acquisto via web insomma soltanto se sapete con certezza quale sia il vostro numero e quale sia la sigla distintiva della marca e del modello che comprate di solito.

Relativamente allo smaltimento delle scarpe antinfortunistiche, cosa che come avete visto dovrà interessarvi con una certa frequenza, non pensate di poter gettare le calzature tra i rifiuti casalinghi (no, non va bene nemmeno l’indifferenziato). Tali scarpe inoltre non possono nemmeno essere riciclate passandole ai centri di raccolta per persone meno abbienti. L’unica soluzione corretta è quindi quella di portare tutto in un Ecocentro.

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